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Gianni Paris

Eccomi qui... Gianni Paris, 29 anni, giornalista freelance, laureato in Scienze del Servizio Sociale. Lettore accanito, scrittore dallo stile conciso e diretto, vorrei arrivare un giorno a sfamarmi con i proventi derivanti dalle opere che compongo. Qualora non fosse possibile, prima di morire di fame, potrei seriamente prendere in esame la prospettiva di mangiare la carta che ho insudiciato con l'inchiostro :-D Panem et circenses
Giornalista, esperto di tutela dell’Ambiente e della Salute delle persone e collaboratore del comico Lucio Gardin, Paolo Chiesa è autore dell’opera L’equivoco del male, edita da Fontana Editore.

Tre racconti, tre esistenze normali a un tratto destabilizzate, tre drammi in cui le circostanze intervengono, attenuando o inasprendo, la gravità di un atto. Spetterà solo al lettore l’ingrato compito di arrogarsi il diritto di assolvere o condannare.

Personaggi della quotidianità che si troveranno a doversi districare in situazioni limite, nelle quali i concetti di bene e male tendono a sfumare. Esiste un bene o un male definitivo? Oppure tali categorie sono soggette a variazioni determinate dalla tipologia della situazione contingente?

Paolo Chiesa, in tal senso, non pare avere incertezze: “Bene e male sono due concetti che, se non sono seguiti da una realtà che li qualifichi, rimangono solo parole. Sono due astrazioni soggettive: un prete che dovrebbe rappresentare il Bene, se violenta un bambino porta il Male assoluto; un politico può professare il Bene e l’onestà fin che vuole, ma se ruba è un delinquente e agisce nel Male”.

All’interno dei racconti inclusi ne L’equivoco del male, le persone si trovano davanti a situazioni terribili derivanti da grandi ingiustizie e devono decidere in fretta, spesso nel breve giro di pochi istanti. Il bene e il male, quindi, alle volte, non sarebbero null’altro che una conseguenza inaspettata e strettamente vincolata all’istinto di sopravvivenza connaturato nell’essere vivente.

“Alcuni dei protagonisti – precisa l’autore – fanno delle scelte ‘politicamente scorrette’ per cercare di cambiare o vendicare quelle ingiustizie. Sono storie che riflettono la realtà che ci circonda dove il Bene e il Male a volte si confondono e non sempre si sa chi è il buono e chi è il cattivo. Storie dove si parla di riscatto morale ma anche di vendetta che non sempre sono i cattivi a compiere”.

Tre racconti calati in cornici ben differenti tra loro, personaggi che vivono situazioni e condizioni difficilmente tollerabili, dalle quali riaffioreranno indiscutibilmente cambiati. “In ‘C’è stato un incidente’ e ‘Morte di un pedofilo’, – chiarisce Paolo Chiesa, – vengono affrontate situazioni che purtroppo fanno parte della realtà di ogni giorno, che si trova sui quotidiani e nei telegiornali. Soprusi, violenze, discriminazioni e razzismo sono ormai nei discorsi se non nelle azioni di molte persone”. Entrambi i racconti prendono spunto da situazioni dove il Male spesso è più forte del Bene.

Nell’ultimo racconto, dal titolo ‘Racconto partigiano’, si rievoca invece un episodio della Lotta di Liberazione dal nazifascismo, grazie alla quale oggi ci è garantita la libertà.

“La Resistenza – argomenta l’autore – è un argomento che mi appassiona molto ed è un periodo della nostra storia nel quale sono successe cose orribili e dove, come in altre situazioni, i concetti di Bene e Male spesso si sono mescolati e confusi. Per questo racconto, al quale sono molto affezionato, ho fatto delle ricerche calando poi una situazione di fantasia nel contesto storico creato”.

L’equivoco del male è il primo libro di Paolo Chiesa. In attesa di altre sue pubblicazioni, potete trovare qui la sua prima opera.
Autrice introversa giunta in Italia dalla Bulgaria, Gina N. Gushevilova ha individuato nella scrittura il canale preferenziale attraverso cui lasciar scorrere i propri desideri più reconditi e i sogni inconfessati.

La sua vita di scrittrice può essere fatta cominciare convenzionalmente molto tempo fa, quando l’esile Gina, alla tenera età di sette anni, ricevette in regalo dalla madre il suo primo libro: il piccolo principe. Sulla scia magica di quell’opera e di tante altre che seguirono, cominciò precocemente a scrivere favole che i suoi compagni di classe non smettevano mai di elogiare. Ma la scrittura è un processo complicato e per parecchi anni Gina, seppur prolifica di storie d’amore, racconti più o meno lunghi e romanzi, non prese neppure in considerazione la possibilità di veder pubblicata una sua opera.

La sua creatività ha mai subito interruzioni? La sua fantasia si è mai appannata, inghiottita dalle spire di una quotidianità alle volte desolante, altre volte maledettamente dolorosa? Niente affatto. “Non credo di avere mai avuto un reale blocco dello scrittore, – ci confida Gina Gushevilova – semmai il contrario!”

Ed è così che nel 2013, dopo anni di opere rimaste sul fondo di un cassetto ormai del tutto stipato, arriva il primo romanzo, The Dream, il cui titolo si riferisce al sogno che fa la protagonista, un sogno forte, intenso, che l’accompagna negli anni della sua adolescenza e alla fine la spinge a ribellarsi e a realizzare la vita che desidera, non quella che hanno deciso per lei i suoi genitori. Jane è una giovane inglese e sin da bambina è attratta dalla cultura degli Inca e il tempio che le compare nel sogno si trova proprio nella città sacra degli Inca. The Dream è un romanzo d'amore e avventura, con inserti di storia e leggende della cultura inca. Divertente, coinvolgente, è un romanzo dedicato a chi trova dentro di sé il coraggio di lottare per i propri sogni, anche a costo di mettersi contro le persone più care.

“Per creare il personaggio della ragazza – spiega Gina – ho usato solo la mia fantasia e la mia passione per l’archeologia. Pur conoscendo abbastanza il popolo Inca ho dovuto comunque documentarmi e fare ricerche”.

È di notte che, tazza di caffè sulla scrivania e musica in sottofondo, Gina raggiunge l’apice della sua inventiva. È al buio, rischiarato flebilmente da un abat-jour, quindi, che ha concepito i suoi tre romanzi, editi tutti da Fontana Editore.

Nel secondo romanzo Gina dà prova di saper variare genere, portando alla luce Il diario di Bel, il primo di tre racconti fantasy destinati ad un pubblico giovane (o meglio giovanile). Bel Sandars è una normalissima diciassettenne, con un amico demodé e poco trendy e una madre patita del fitness, che si ritrova di punto in bianco a dover fare i conti con una rivelazione che le sconquasserà l’esistenza. Eppure tutto sembrava andare a gonfie vele: un playboy appena sbarcato in città, un regalo lussuoso e inaspettato...

“Quanto di me c’è in Bel? Io credo tantissimo” precisa Gina, che argomenta: “Lei, come me, è in apparenza fragile, dolce e un po’ superficiale. Però, in situazioni che riguardano le persone e le cose che ama, diventa decisa, forte, un vero e proprio guerriero”.

Infine, è di soli pochi mesi fa, la sua ultima creazione. Valery e Alexander è la più immaginifica lode alla storia d’amore che tutte le donne da sempre bramano. La passione, il batticuore, l’attesa, il destino e i viaggi sono gli ingredienti di una miscela trepidante per chiunque abbia mai amato.

Valery, la protagonista della vicenda, è una donna confusionaria, alle volte di una sconcertante fragilità ma che accetta, spesso con sfrontatezza, sfide improvvide mossa dalla necessità/volontà di distinguersi dagli altri. Lei è una che non conosce mezze misure! Vuole vedere tutto e subito, sapere tutto e all’istante. È questo il ritratto che ne fa di lei un personaggio secondario della storia. Mai considerazione fu forse più azzeccata.

“Valery e Alexander è un romanzo che per me ha un particolare significato” ammette Gina. Quindi prosegue, dopo aver creato ad arte un effetto suspense. “Ti confido un segreto: non appena finito di scrivere il romanzo ho conosciuto un marine americano. Tra noi è nata una storia che assomigliava tantissimo al romanzo scritto da me. A tal punto da farmi spaventare, visto che credo nel destino. Non lo so, nella vita ci capitano cose che tanti chiamerebbero semplici coincidenze. Non mi ricordo chi, una volta disse: Non esistono coincidenze, nella vita tutto è destino. Io credo che se una cosa è importante bisogna lottare e fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per far avverare I PROPRI SOGNI”.

Come sia andata a finire la storia tra Gina e il marine, beh, questo per ora non ci è dato di sapere. Forse Gina ci rivelerà tutti i dettagli quando presenterà il suo prossimo romanzo. Rimaniamo in attesa. Intanto trovate i suoi e-book in tutti gli store online e sul sito dell'editore.

Bambina impacciata e scorreggiona, immigrato segregato e confuso, moglie esausta e omicida. Questi sono solo alcuni dei personaggi – tutti inediti, originali e vivaci – che popolano i racconti di A qualcuno piace corto, l’opera di Barbara Gramegna, edita da Fontana Editore .

Una carrellata di strampalati protagonisti e fiabeschi comprimari vi allieterà per qualche piacevole mezz’oretta all’insegna della lettura. Macchiette, a volte gioiose, altre volte amareggiate, alle prese con un’esistenza che è un tourbillon incontrollabile di eventi.

L’opera A qualcuno piace corto si articola in tre reparti, ad ognuno dei quali corrisponde una serie di brevi racconti, suppergiù di un paio di pagine, che vi terranno compagnia in tutti quei momenti vuoti della giornata, sul bus, in aeroporto, sulla banchina in attesa del treno, in pausa pranzo.

Non occorreranno segna libri o sforzi sovrumani per recuperare il filo del racconto. Ogni storia è come uno shot adrenalinico da consumarsi in pochi attimi.

Esperta di apprendimento e insegnamento delle lingue, Barbara Gramegna si è affascinata sin da piccola a tutto quello che ha a che fare con le parole, sia quelle dette sia quelle mai pronunciate. A sorprendere è soprattutto la dote, apparentemente innata, che l’autrice possiede a quintali, ovvero quella di passare con grande disinvoltura da una vita all’altra, da un semplice dilemma etico a un puro dramma esistenziale, infilandosi negli indumenti di protagonisti balzani e spesso ignari, assumendone i connotati e rispecchiandone incertezze. Irridendo le sfumature e cavalcando l’onda delle ridondanze.

“Mi piace ascoltare le storie delle persone – ci confida Barbara, – il loro modo di parlare, il loro punto di vista. Inoltre ne colgo spesso il lato umoristico, per me indispensabile chiave di lettura dell'esistenza. Le pieghe che assume l'animo umano – spiega, anticipandoci l’acutezza del proprio registro stilistico – ci rendono tutti simili nella gioia e nel dolore, ma tutti diversi nelle storie che a gioia e dolore ci conducono”.

Si comincia a mille con A qualcuno piace... piccolo: una rassegna di agili racconti dedicati a giovani e ingenui amici. Mondi incerti e bislacchi dove piccoli esseri umani, carichi di attese, rivalse e speranze, dipingono il mondo a loro uso e consumo. Da Flatula Flaccavento – in cui, con linguaggio schietto e sgrammaticato, si celebra la rivincita del Bomba – a Vedo cosa pensano, una istantanea esclusiva del mondo scolastico vista attraverso gli occhi impauriti, strafottenti, vili e impetuosi di ragazzi delle scuole medie.

Non mancano tuffi nell’assurdo e nel non-sense, leggesi T’imballo, dove il simpatico e pingue Ludovico conduce la sua vita spensierata in un gustoso mondo fatto di manicaretti e leccornie. Fino al brutto giorno in cui, in classe, si presenterà l’infausto dottor Magris (in che altro modo avrebbe potuto chiamarsi, del resto?)

Con i racconti della seconda parte, A qualcuno piace... strano, si accede al mondo degli adolescenti, degli universitari, delle donne e degli stranieri. Ne La vita è una tempesta Barbara Gramegna dà fondo alla sua vena più poetica e riflessiva, mentre nel Bel Paese sa destreggiarsi con cinismo in una tematica dolente che accompagna, ahinoi, l’immigrazione contemporanea.

Ma è forse in Vite parallele che, attraverso la narrazione di storie di vita, con le loro occasioni mancate o deliberatamente rimandate, per pigrizia, timore o disinteresse, l’autrice riesce a renderci piena testimonianza della sua indiscutibile capacità di muoversi sui confini spigolosi della condotta umana.

Nell’ultimo caposaldo dell’opera, A qualcuno piace... e basta, l’ardore e l’impeto crescono diffusamente. In Linea A, personaggi border line non sempre ben definiti vagano e si defilano, lasciandoci grande libertà di interpretazione.

Che legame, poi, potrà unire un ecclesiastico ad una prostituta? Lo scopriremo nel racconto dal titolo 317, nel quale Olimpia ci investirà con la sua visione del mondo ben poco bucolica: “Basta poco per lui, come per quasi tutti: una ragione d’esistere, l’approvazione degli altri e via a ringraziare Dio che ti ha catapultato sulla terra”.

Ne Il viaggio, l’attenzione è rivolta alle reazioni di due partner logorati da vent’anni di routine, mentre ne Il rumore dei baci, non potrete rimanere indifferenti dinanzi al talento descrittivo di Barbara Gramegna che forse, in questo racconto, raggiunge l’acme.

Il malevolo sarcasmo, invece, toccherà il suo picco nel racconto finale, Massimo risultato... Minimo sforzo, che chiude il cerchio ad un libro fulmineo e imperdibile.

L'ebook A qualcuno piace corto di Barbara Gramegna, si trova in tutti gli store online e sul sito dell'editore.


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Solo una bianca farfalla è una storia che toglie il fiato, che sa coinvolgere sin dalle primissime battute, ma che non può non lasciare un poco smarriti, basiti. Una marea di quesiti ci sommerge. Tra i tanti, però, uno la fa da padrone:per riscoprire di che pasta siamo fatti dobbiamo davvero ‘spogliarci’ davanti allo schermo di un computer?

L’autore (o autrice) di questo libello della contemporaneità è Maithuna, un’entità oltre le definizioni. Maithuna dichiara di essere molto uomo, giacché non ama i fronzoli, fa fatica ad interessarsi ai pettegolezzi e ha bisogno di stare nella sua caverna senza doversi giustificare per questo; é altresí molto donna considerando che empatizza facilmente, sa come prendersi cura delle persone e flirta volentieri. Maithuna si rende conto che il confine fra qualcuno e qualcun altro é labile, ognuno é fatto di molti altri, come diceva Pessoa, uno dei più grandi poeti del secolo scorso.

Anche sulla sua reale età, Maithuna ci disorienta, enigmatica: “Ho l'età che consente di non prendersela più per le sciocchezze, ma essere entusiasta di fare sempre mille cose diverse, senza aspettarsi il massimo dalle persone ma accettandole come sono”.

Stuzzicante, pruriginoso, eccitante.Solo una bianca farfalla è un fugace ma intenso viaggio nella psiche maschile e femminile, un racconto che descrive tipiche conversazioni virtuali che, almeno una volta nella vita, chiunque di noi ha intrattenuto con uno sconosciuto.

Che è un po’ come parlare a se stessi, senza confini, senza faccia da dover salvare, reputazione da conservare, immagine da salvaguardare. Si è soli, senza preconcetti e giudizi.Eccolo il nostro piccolo mondo, l’esito più grottesco della globalizzazione. Un mondino parallelo e soddisfacente dove un nickname e una foto avatar, bacchette magiche della post-modernità, trasformano in uomo o donna, single se si è sposati, gay se si è pubblicamente etero, feroci se si è notoriamente innocui. E il gioco può avere inizio, con gli istinti più nascosti e sopiti che, fino a poco prima domati, strabordano come un fiume in piena troppo a lungo e faticosamente contenuto da argini in realtà friabili.

Non solo internet e i suoi mondini ce lo consentono – ribatte Maithuna, – ma ce lo ha sempre consentito semplicemente la narrazione, esigenza dell'essere umano dai tempi delle pitture rupestri; l'uomo é narrativo e l'Ombra lo accompagna, il suo lato oscuro, perverso, la forza oscura che pure sente a volte il bisogno di uscire”.

Ed è in questo mondo serale e notturno dove tutto è lecito, ben circoscritto nei pochi pollici dello schermo del pc o dello smartphone, relegato a quegli spazi in cui si smettono i panni delle persone perbene e in carriera, che Max, un insicuro coatto in tuta da ginnastica e senza arte né parte, si ritrova a chattare con una misteriosa Stella, una “maialissima pseudointellettuale”, capace di identificare le sue necessità più represse ma allo stesso tempo di farlo abbrustolire a fuoco lento.

Un’impressione acuminata va via via prendendo forma, dando vita ad una storia lampo per certi versi geniale. Sarà Shakti, una fantomatica ragazza apparentemente irraggiungibile, che scompare e riappare lasciando vuoti inspiegabili, a stuzzicare la curiosità di due partner arroccati nei propri ruoli consolidati e, fondamentalmente, fallimentari. Giovani già annoiati, sterili, spampanati. Sconosciuti gli uni agli altri.

Un racconto dal quale emerge, nitido, il deficit di comunicazione nelle relazioni di tutti i giorni. Siamo davvero giunti a questo punto? Siamo certi che per ridestare i sensi ci si debba per forza affidare ad una chat room? Questo racconto, implacabile, non lascia alcun margine di dubbio.

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