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Riflettendo sulla differenza tra gli americani e gli italiani trovo che gli americani sono bravi a rendere semplici le cose difficili, mentre noi italiani siamo straordinari a rendere difficili le cose semplici. Cosa c’entra tale disquisizione con il libro che sto per recensire? C’entra perché queste riflessioni sono ispirate dalla lettura del libro di Eva M. Franchi, I Tipi psicologici: istruzioni per l’uso, un’autrice italianissima che tuttavia rappresenta la classica eccezione alla regola. Il libro infatti è scritto con uno stile godibilissimo, semplice, chiaro e scorrevole; uno stile all’americana per intenderci, come americane erano Isabel Briggs Myers e Katherine Cook Briggs, le ideatrici del Myers-Briggs Type Indicator, sistema più noto con il suo acronimo: MBTI.

L’MBTI consiste in una personale revisione, delle due ricercatrici americane, della teoria dei tipi psicologici di Carl Gustav Jung da cui le Myers-Briggs hanno anche ricavato uno dei test attitudinali più in voga ed utilizzati nei decenni passati per la selezione del personale. Ultimamente però, forse perché le mode passano, forse perché snobbato dalla comunità scientifica che ha messo in dubbio l’attendibilità del test, l’MBTI era caduto in po’ in disuso, particolarmente nel nostro paese dove a differenza dei territori anglofoni, esiste pochissima letteratura in materia.

Ci ha pensato la Franchi, poliedrica autrice e dottoressa in psicologia, a riportarlo alla luce quando, desiderosa, per una sua ricerca personale, di approfondire la conoscenza dei tipi psicologici delle Myers-Briggs, si è resa conto che non esistevano testi in lingua italiana sull’argomento. Così ne ha scritto uno lei, riuscendo a trasformare un saggio in una lettura accattivante. Del resto la Franchi, prima di dedicarsi alla saggista, ha esordito come scrittrice di narrativa e di sceneggiature.

Paradossalmente, la maggiore pecca del libro della Franchi sta proprio nel suo pregio, quello di essere scorrevole e sintetico, forse anche troppo. Soprattutto il settimo e ultimo capitolo, “strategie di comunicazione”, lo trovo un po debole, solo pochi cenni, qualche consiglio, stile rubrica divulgativa, su come rapportarsi con gli altri tipi psicologici al lavoro e nelle relazioni, argomento su cui francamente mi aspettavo maggiori ragguagli, considerando le premesse del sottotitolo del libro “l’arte di capire gli altri e sviluppare le tue potenzialità per migliorare la tua vita”.

I primi sei capitoli sono invece esaurienti; interessante il modello paradigmatico con cui viene affrontato il tema dell’ombra e le chiavi che vengono fornite per capire quando le persone agiscono sotto l’influsso del loro lato oscuro. Nel complesso il libro della Franchi, seppur non completamente esaustivo dell’argomento è un ottimo punto di partenza per chi desidera approcciarsi alla conoscenza dei tipi psicologici delle Myers-Briggs.
Mercoledì, 14 Settembre 2016 16:56

Nuova linea editoriale e pensieri sparsi

Sono passati ormai 3 anni dall’inizio di questa avventura editoriale ed è tempo di alcuni bilanci e alcuni buoni propositi. Essere un One Man Publisher è come essere il Ranger solitario, ma anche lui, ogni tanto ha bisogno di raccontarsi con qualcuno! Per cui chiedo venia per queste righe e questi miei pensieri...

Da quel moto irrazionale che ha originato questa avventura (perché tale si tratta), si è snodato un percorso che ha cominciato a delineare più precise direzioni e caratteristiche.

Alla fine le mie passioni e interessi personali hanno prevalso, “attirando” particolari argomenti e persone. Così dev’essere, dopo tutto, quando fai una cosa che ti appassiona.

Spiritualità e ricerca interiore sono, da molti anni, compagne della mia vita. Tralascio i particolari, che non credo interessino a qualcuno (ma potete sempre scrivermi a riguardo).

La mia futura attività editoriale si concentrerà prevalentemente sul trattare pubblicazioni che rientrano in questi argomenti.

Vi parlo, in primis, di Nitrogeno, la rivista internazionale di Alchimia operativa che ho creato assieme a Leonardo Anfolsi, che ne è il direttore creativo. Anfolsi è un personaggio sui generis che condensa pratica spirituale (è monaco zen Rinzai), una estesa cultura e una notevole eperienza di laboratorio alchemico. Il risultato è una rivista quadrimestrale, rigorosamente digitale, che offre un incredibile panorama di argomenti e ricerche scientifiche, con il comune denominatore dell’Alchimia (Ma si scoprirà che tutta la scienza è debitrice dell’Alchimia).

Nitrogeno è un progetto molto ambizioso, rigorosamente in lingua inglese (potete leggere in dettaglio quì). A breve partirà una campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari per diffondere e tradurre la rivista in altre lingue. E su questo vi terrò aggiornati.

È stato pubblicato il primo di 14 Quaderni d’Alchimia, sempre a cura di Leonardo. Sono testi tecnico/pratici che rendono diponibili informazioni che di solito sono reperibili con difficoltà o per fonte diretta di qualche insegnante. Sono anche i testi didattici di una Scuola d’Alchimia online che è in corso di preparazione.

Sono quasi pronti altri testi specifici, tra cui un interessantissimo commento al Sutra di Diamante e un incredibile testo sulla Guarigione (Lo so, i superlativi stonano, ma in questo caso ci stanno tutti).

Probabilmente, dal 2017, alcuni testi non saranno più disponibili a catalogo, perciò vi consiglio di fare un pensierino sui romanzi e i racconti che ho pubblicato in questi anni. Sono testi molto buoni. Scritti e realizzati con cura e passione e spero che avranno vita lunga.
Nitrogeno è una rivista internazionale di alchimia operativa. Pubblicata esclusivamente in formato eBook, è disponibile nei formati .epub, .mobi e PDF.

È una pubblicazione trimestrale in lingua inglese, a cui seguiranno le edizioni in lingua italiana, spagnola e russa.

Nitrogeno è stato fondato a fine 2015, da Leonardo Anfolsi e Rocco Fontana, rispettivamente direttore e publisher.

Nitrogeno si pone l'obiettivo di diffondere il pensiero e la pratica alchemica, perchè è il momento giusto per farlo. Vogliamo rendere l'alchimia qualcosa di comprensibile e collegata ad altri temi importanti, come la meditazione, la spiritualità, la filosofia e l'arte, la guarigione, la farmacologia alchemica, l'Ayurveda, la Storia e la ricerca scientifica.

I tempi attuali richiedono fortemente uno scambio e una circolazione di Conoscenza, che aiutino l'uomo operoso a realizzare un deciso cambio del proprio pensiero, della propria coscienza e delle proprie azioni.

È un progetto ambizioso che vuole portare il sapere delle antiche tradizioni e proiettarlo nel futuro, adesso!

Questa rivista è pensata per coloro che sono attivi, vale a dire, per coloro che stanno lavorando in un laboratorio, così come per coloro che amano leggere di Alchimia e antica farmacopea.

Quì il sito di Nitrogeno >>>
Giovedì, 16 Giugno 2016 12:00

Prefazione, ovvero Calcio d’inizio!

La prefazione di Leonardo Anfolsi Reiyo Ekai a "L'OVALE ALCHEMICO" di Corto Monzese, disponibile in formato eBook e Libro:

Noi abbiamo bisogno di gioire e di ridere seriamente con la nostra vita.

La differenza fra l’esistenza di un corpo anatomico e la Vita Reale non può che determinarsi proprio dentro il pacchetto di mischia o comunque in azioni vive.
Certe cose non succedono dal tabaccaio...
Ci serve a tutti, dunque, un momento topico.
E poi?
Appunto.

Magari QUELLA COSA chiamata Illuminazione (Satori) o anche già un semplice Kensho momentaneo può accadere anche dal tabaccaio, ma le prime volte è solo nei momenti di eroismo che QUELLA COSA succede.
E ci vuole un eroismo continuato, forsennato, aggravato.
Si fa accadere qualcosa all’uomo che crea l’occasione a che QUELLA COSA succeda davvero. Si ritorna Ciò che si è davvero.
Poi ti accorgi che ti succede anche quando respiri davvero. Cammini davvero. Fai l’amore davvero. Lavori davvero. Guidi davvero. Ami davvero.
Allora è la Vita Reale, non è avanspettacolo spirituale a pagamento.
Qualche materialista crede che tutto ciò sia ovvio e solo fantasioso, una mistica fantasmagoria dovuta a una sovreccitazione dell’ipotalamo o dell’amigdala, ma non è così. Ci dispiace.
Davvero l’universo si capovolge e ritorna a essere ciò che davvero è.
Lo presentivamo da sempre.
Da un tempo senza inizio.
Ma ora lo vediamo.

E poi, in molti credono che ridere in modo iniziatico sia una sorta di “mandare in vacca tutto” e si sbagliano in modo drammatico.
Come fai a spiegargli che le più grossolane panzane vengono proprio dall’abbassare l’uva al livello della fatidica volpe o a spiegare l’inghippo al famoso asino di Buridano?
Anche l’asino, la questione, deve risolversela da sé.
E cosa dire della spada di Damocle o di quella di Brenno?
Quelle in genere prendono male a tutti, ma sono necessarie da capire e per capire; sempre.
Evitare per tutta la vita l’impegno spirituale è una grande sola.
Chi ci casca non farà mai quelle ricerche che gli sono tanto nel cuore, ma si fiderà del solito antiguru di turno. E così smettono di andare alla S. Messa o in Loggia, smettono di fare Meditazione, smettono di allenarsi con un Maestro valido, solo perché il solito ceffo d’avanguardia gli ammannisce il verbo della libertààààà: aveva ragione Zavattini a chiamarla così, eccome.

Mi fa piacere introdurre questo libro apparentemente poco rispettoso. Un monastero di Zen dovrebbe essere ben altra cosa da uno spogliatoio di una squadra di rugby anche se, inevitabilmente, un certo spirito di corpo, anche di corpo sudato, è essenziale anche fra chi medita intensivamente.
Tutti i veri praticanti di Meditazione che ho conosciuto non amano rappresentare le rarefatte regioni dello spirito, ma vibrano senza volere della presenza innata del testimone eterno. Non amano i minuetti e non stanno lì a contarsela, e ne ho conosciuti parecchi: sono allegri, divertenti, diretti. Vivi.
E in un istante ecco che in un loro sorriso o urlo tutto l’universo si rivela.
Quando noi siamo in Meditazione sappiano bene che da distanze stellari Maestri che non conosciamo, né di viso né di nome, stanno praticando con noi. Ed è così che siamo in milioni a pretendere di vedere il mondo così come è.

Questo libro è sincero anche se chiacchierone ed ha continui colpi di genio letterario. Quindi questo libro è un libro.
Qui, per via di un tentativo estremo, la forza è distinta dalla prevaricazione, il piacere dalla compulsione, perfino l’omosessualità dai suoi sottoprodotti più ingenui e inutili (che coraggio!), il coraggio per certo dall’insolenza, l’osare – grazie alle regole di gioco – dall’aggressività confusionaria.
Potrebbe essere un libro per introdurre “certi” argomenti in cui “G” non è un punto orgasmico e non “stands for God and Geometry” ma è un personaggio ineludibile dotato di baffi transcaucasici e che si pronuncia Gurdjieff: proprio a lui dobbiamo la pubblica declinazione in senso spirituale del verbo “pedalare”, qualcosa che in ogni generazione gli sprovveduti cercano di rimuovere nella speranza che ci possa essere una scappatoia per i più delicati.

Se vuoi, in questo libello anche l’aspetto massonico è presente, ma solo perché il lettore diventa un apprendista silenzioso oramai in balia della prolusione, della tavola e della chiusura dei lavori, perpetrati sempre dal medesimo Corto Monzese. Tre colpi di maglietto, tutti all’ordine, bla bla bla e poi a casa.

A riguardo dell’iconografia preferirei rifarmi ai primitivi, nel qual caso non citerei tanto Masaccio, come ha fatto Monzese, quanto piuttosto i cavernicoli. Il che sarebbe anche in tema con il rugby.
Tolto ciò, questo rimane un libro perfino raffinato e colto che va letto con attenzione oltre che con simpatia.
Il mio impegno d’insegnante di Meditazione mi porta, in Italia e negli USA, fra pensionati, veterans, imprenditori o studenti, comunque tutte persone che vogliono meditare per inzupparsi in questo vasto universo e dolcemente naufragarvi, ma anche per risolvere al volo tutti quei problemi pratici o relazionali, grazie al potere di penetrazione che ti regala una mente lucida e affilata.
Meditare fa non solo bene ma anche cura e mantiene vigorosi, saldi e intuitivi.
Colgo l’occasione per invitarti a cercare i miei siti e tutte le cose che ho pubblicato con gli editori Fontana, Venexia e con L’Ottava di Franco Battiato, ma anche di venire e partecipare agli incontri di meditazione che tengo ogni mese e ogni settimana.

A questo punto giunti, il lettore è costretto a sorbirsi la descrizione dell’unica vera e sentita partita di rugby che abbia mai giocato.
Premetto che fui un campioncino di corsa sui cento metri, tanto che volevano spedirmi al CONI per allenarmi per l’olimpiade di Mosca. Non ci volli andare quando mi spiegarono il motivo della rabbia di Mennea e cosa davvero diceva quando scalciando se ne andava, senza sonoro, durante le riprese dei telegiornali.
Allora giocai a baseball e divenni una giovane promessa dell’Amaro Montenegro, che fu al tempo la squadra campione d’Europa.
Finì anche quello; il vivaio italianamente si ruppe e i giovani abeti si seccarono senza un secondo pensiero da parte dei dirigenti.

E così qualche anno dopo mi ritrovai all’agraria di Bologna, con in classe due giocatori della nazionale juniores italiana di rugby, Girotti e Ogier: e mi costrinsero a giocare.
Ogier mi piantava addosso i suoi occhioni azzurri, sembrava dirmi “prendimi dai” mentre le gambette giravano a destra o a sinistra come fossero staccate dal corpo. E tu lì a fare nulla.
Dopo un paio di partitelle frustranti giocammo contro un’altra classe con il prof di ginnastica che fungeva da arbitro.
Ero un campioncino di baseball abituato a vincere. A quindici anni correvo incontro alle palle senza battere ciglio, le jack rabbit dure, non i pompelmi da softball; se uscivano dalla traiettoria per un falso rimbalzo era come prendersi un cazzotto da 100 o più Km orari su appena 3-4 cm2.
E fu allora che mi misero, non senza crudeltà, a marcare uno dei piloni.
Questi, enorme, andava dove voleva. Invece decisi che doveva sentirmi e che doveva cadere comunque.
E il prof era piegato in due dalle risate e rischiava di ingoiare il fischietto mentre fermavo il pachiderma buttandomi a tronco sulle sue gambe, lo prendevo a calci e a pedate o gli andavo di spinta coi tacchetti sui calcagni quando portava palla, alla Benetti. E poi il prof, essendo così divertito e stupito, era anche curioso di vedere come andava a finire.
Il pilone, poveretto, si rivolgeva bovinamente al prof/arbitro implorandolo “ma Prooof... Socciaaaa... Ma lui qui mi stianca! Proooof! Fischia bene, ouh!”.
Capisco che il povero pilone voleva mantenersi integro per la partita – quella vera - di domenica; infatti ogni lunedì la folla degli studenti – fra i quali erano molti rugbisti - appariva a tratti zoppicante per quell’eroico, inclito motivo.
E qui sospettai che ci fosse una comica vendetta da parte del prof, come dire “vai domenica a farti zacagnare e poi nelle partire della scuola mi fai la zia?”.

Ebbene, verso la fine della partita “amichevole” il marcantonio iniziò a rincorrermi oramai zoppicando, e la corsa continuò anche fuori dal campo mentre udivo il prof che continuava a ridere consigliandomi “Anfolsi! Corri, corri, di più, di più!”...

Sfuggito all’atletica, al baseball, quindi al rugby e poi all’alpinismo, finii soprattutto per meditare e per realizzare il “dis-port” che tutto precede, in fondo il vero, nobiliare significato di “sport” che doveva essere senza guadagno alcuno né motivo.
Ecco.

Intanto, il pilone continuando a correre ripeteva qualcosa, ma non avevo tempo di ascoltarlo. Era oramai visibilmente paonazzo per la fatica. Tagliai per le cavedagne, poi fra i campi. Infine ritornai all’istituto passando per la presidenza.
Stavo in campana perché il pilone era davvero tale, non un fermacarte.

Poi diventammo amici.
E anche questo credo faccia parte della partita di rugby che si gioca senza confini.

Leonardo Anfolsi Reiyo Ekai
Mercoledì, 17 Febbraio 2016 10:09

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Mercoledì, 03 Febbraio 2016 14:54

To President Barack Obama

Il nostro autore Gustavo Lo Presti scrive al presidente USA:

"Prego di prendere in considerazione il libro che Le invio, compreso il suo aggiornamento.

Propone i valori e le idee di un nuovo umanesimo, una filosofia di vita che ha come obbiettivo il miglioramento della qualità umana del singolo individuo: l’uomo-massa, così ridotto dagli attuali condizionamenti deve e può diventare un essere consapevole e perciò attore protagonista nelle sue vicende personali e in quelle collettive. Il nuovo umanesimo scaturirà dalla rivoluzione delle coscienze, diventerà punto di illuminazione e di riferimento della cultura, generoso impegno politico, norma di vita da tutti accettata e compresa, fondamento per una reale attuazione della giustizia e della libertà. Quanto proposto non sembra avere alternative: non si può affrontare il nodo enorme dei problemi attuali con la mentalità del passato, legata alle miopie nazionalistiche e agli egoismi collettivi ed individuali. Occorre per prima cosa sviluppare al più presto, superando gli odierni schemi mentali, un nuovo modo di pensare, di vedere e capire la realtà . Dobbiamo affrontare in contemporanea tre grandi disparità mondiali: fra il Nord e il Sud del pianeta, fra ricchi e poveri nell’ambito di ciascuna società e nell’intero pianeta, e fra gli esseri umani e la natura. A livello mondiale abbiamo superato e di molto i limiti dello sviluppo, per cui oggi ne subiamo le conseguenze quali le variazioni climatiche dovute al surriscaldamento dell’atmosfera. Ciò comporta una maggiore intensità distruttiva e frequenza degli uragani, particolarmente attivi e devastanti anche negli USA. Inoltre vaste zone del pianeta diventano sempre più aride, limitando così nei confronti di una popolazione sempre più affamata le risorse agricole e alimentari.

La proposta di un nuovo umanesimo rischia di non incidere sulla realtà del mondo - restando così l’aspirazione di poche anime belle - se non si concretizza in un forte impegno politico, che spaziando molto al di là degli attuali partiti anche con nuove forme di aggregazione e intervento sia in grado di affrontare – oltre ai problemi attuali – la sfida di sopravvivenza imposta dal surriscaldamento dell’atmosfera e dalla crescente penuria o mancanza delle risorse idriche e alimentari. Il nuovo umanesimo fonda le sue radici nei grandi valori umani quali la solidarietà, la fratellanza universale, la non-violenza, la pace. Valori che dovrebbero risuonare fortemente nella mente e nel cuore dei Cristiani, se si vuole dare il giusto senso al “Gospel” “Love thy Neigbor”, fondamento della parola e dell’insegnamento di Cristo.

Questo nuovo umanesimo ha un respiro universale e pertanto deve potersi diffondere in tutto il mondo. Gli Stati Uniti si presentano nello scenario mondiale come la nazione, o meglio, la potenza più qualificata per una simile impresa in quanto avrebbero tutti i mezzi: culturali, economici e comunicativi. Inoltre vivono e operano negli USA grandi personalità che hanno della vita e del mondo una visione che si distacca e si eleva al di sopra della realtà così come ci viene confezionata dal potere dei mass-media e della politica.

Gli Stati Uniti avrebbero perciò un motivo in più per espandere una benefica influenza nel mondo, con un messaggio di grandissimo valore etico e umano, che può trovare ampia rispondenza in tutto il mondo."

Gustavo Lo Presti

Vai al libro >>
Mercoledì, 03 Febbraio 2016 11:02

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Sabato, 23 Gennaio 2016 12:16

Benvenuti su Fontana Editore

"Contano le parole, che raccontano storie di uomini e di luoghi, le parole che seducono, persuadono, ammaliano, informano."

Ma si dai, cosa ti importa. Essere una piccola lacrima in mezzo all’oceano.

Sempre? Non hai tempo per te? Come fai a dirmi cosi. Io penso che il colpo arriva sempre al cuore. Senza far rumore. Silenzioso. Ed io che sono distrutta dal mio essere piccola innominabile.

Sono cosi peste agli occhi di chi mi chiede qualche briciola di tenerezza? Cosa cercavo? La solitudine pervade il mio essere tenero alla circostanze di ogni essere vivente.
Ed io? Che sono piccola nelle mani di lui che forse, infondo mi cerca per consolare il bimbo che è nascosto nell’anima.

Io che vorrei aggrapparmi al senso del vivere. Che sogno ad occhi aperti. Che cerco di sapere ogni istante del tempo. L’amore? No grazie. Ferite che sanguinano al di là di ogni occhio nudo. Ero speciale? Ero qualcosa di meraviglioso? Eppure le rose non fanno la bellezza di un domani. Un amore, pure? Un amore limpido che sa guardare l’immensità del vivere. Cosa voleva dire vivere?

Voleva dire tutto o niente. Mi immergevo nelle acque del silenzio. Un silenzio fatto di ostacoli che dovevo superato e sorridere. Da un palmo della mia mano. Eppure. Era davvero quello che volevo? In questo giorno umile. E senza rancore?

Avevo voglia di sentirmi piccola nelle braccia di qualcosa che mi faceva star bene. Avevo voglia di fuggire all’orizzonte dei miei passi leggeri. Stanchi del bel tempo. Si. Ero rugiada al mattino e la sera colomba leggere che si posava accanto agli occhi stanchi di chi cerca ancora quella dolcezza dell’anima. Ero una piccola lacrima che si aggrappava ai tessuti più nascosti del mio essere donna, nonché amica. Amica di me stessa. Consolatrice perfetta. Umile creatura. Dovevo ascoltare il silenzio intorno a me. Dovevo scavare ogni sorta di piacere indelebile sul cuore.

Si, ero qualcosa di misterioso. Un mistero che cresceva nelle mie ossa. Un mistero che faceva brillare gli occhi. Cercavo qualcosa di particolare. Cercavo uno sguardo d’amore. Ed io che avevo un desiderio di amare profondamente che sapeva di pioggia, di cristallo fragile nelle tempeste. Io mi sentivo piccola. Mi sentivo sconvolgere da una carezza indelebile. Volevo aria pura, fresca. Volevo correre e saltare. Dovevo correre al di là di ogni sospiro intenso. Dovevo ascoltare il mare sussurrare. Ero una farfalla dalle ali incatenate. Dalle ali limpide. Dovevo scavalcare qualcosa di mirabile. Si, dovevo vivere di nuovo. Cancellare e non aver paura, di nulla.

Libera come l’aria e il cielo. Libera di volare. Libera di cantare, saltare. Dovevo solo sentire le mie risa. Dovevo solo ascoltare la mia piccola vita. Io sola con me stessa.
Si.
Dovevo ascoltare. Il vento che accarezzava la mia anima. La mia anima leggera.

Non volevo vedere nessuno. Non volevo ascoltare nessuno. Volevo starmene in silenzio. Sotto un cielo stellato. Un cielo fatto di ricordi che lasciano un sospiro enorme sul cuore.
Avevo al posto del cuore un terreno minato. Un terreno che da un momento all’altro potevo saltare in aria. Era tutto finito. Dovevo solo cedere ancora per un po’. E sarebbe tutto finito. Completamente.

Sandra Volpentesta (Cuore di fuoco)
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